“Gestione dell’incertezza”: Presenza Studentesca Africana nel week-end di formazione

Inserito in Testimonianze | mercoledì 31 maggio 2006 | |

Lasciamo la parola a Muhindo Mughanda, studente e referente di Presenza Studentesca Africana, per un suo punto di vista sul week-end di formazione che abbiamo vissuto a Capizzone.

Molti sono quelli che sostengono che il filtraggio della realtà avviene tramite la cultura che, rebus sic stantibus, diventa non solo una patrimonio, un insieme di produzione, ma lo strumento per eccellenza di produzione delle pratiche. Il filtraggio non avvenendo fuori dal mondo, sono più o meno le stesse sostanze, in modo diverso, che vengono sottomesse a combinazioni più o meno diverse. Assunto come vero quanto affermato prima, l’etichettare non diventa altro che quel gesto di quell’uccello che non saprà mai che tipo di grano c’è dall’altro lato della montagna proprio perchè non vuole correre il rischio di spostarsi nè fisicamente, nè spiritualmente.

Il concetto stesso di diversità culturale si configura non più come un dato di cui bisogna capire i componenti ma come un processo nel quale si colloca l’atto stesso dell’essere simili e diversi e in quello del cercare di capirsi a vicenda.

Questa consapevolezza ci porta a superare un rigido quadro interpretativo delle diversità che potrebbe trovare all’interno della società umana gruppi monocrono (organizzazionalmente rigidi) e gruppi policrono (organizzazionalmente fluidi, liquidi) per fare la dura scelta della gestione dell’incertezza, quale chiave di interpretazione dell’agire umano. In qualunque posto egli si trova, l’uomo non può più pretendere di fare girare la ruota che gira per molti motivi e sulla quale egli si trova.

Cresce il bisogno di gestire l’incertezza sopratutto in questa epoca in cui il mondo è diventato un villaggio planetario. Sembra già che sia inopportuno rimanere nel proprio angolo e accontentarsi di quello che si trova nel proprio ambiente per ragioni politiche, economiche, sociali…. “La villaggizzazione” del mondo si è operata tramite soggetti di tutti i tipi tra i quali si potrebbero collocare tutte le associazioni che, in un modo o nell’altro, promuovono la cooperazione, l’incontro tra i popoli.

Una Associazione di Studenti Africani alla Cattolica (PSA) ha trascorso un Week-end con l’Associazione Africa oggi a Capizzone, nella provincia di Bergamo. Chi l’avrebbe mai pensato ?

Un Week-end in cui dei volontari che devono andare in campi di lavoro estivo a Ipogolo, Nairobi, Salvador avevano bisogno di rendersi conto di quanto non ci sia nulla di dato per scontato in un incontro, provare sulla propria pelle la necessità della gestione delle incertezze e dell’esercizio di quest’ultima. Al rendez-vous, c’è un altro soggetto, PSA, che come tutte le altre associazioni di stranieri, non è altro che un tentativo di gestire l’incerta quotidianità dell’incontro con “l’altro” tramite il consolidamento dei rapporti con quelli del proprio gruppo di appartenenza.

PSA, come tutte le altre associazioni di stranieri porta nel suo DNA, elementi apparentemente contraddittori : PSA vuole integrare frammentando. La metafora del salto potrebbe rendere meglio l’idea : infatti per saltare meglio, bisogna tornare indietro.

I campisti di Africa oggi vanno a Capizzone e nei paesi vicini in cerca di stranieri da invitare a organizzare insieme a loro una serata che vorrebbe essere un connubio di diversi modelli di organizzazione. Vogliono testare la loro capacità di accoglienza, di adattamento? Vogliono confrontarsi sulle differenze dei modelli di organizzazione delle serate? No.

Vogliono forse creare un minimo di certezza in una marea di incertezza cercando di capire da una parte in che cosa l’incontro con “persone altre” sia molto delicato da gestire, dall’altro lato capire quante incertezze affrontino nella quotidianità quelli che venuti da lontano vuoi per lavorare vuoi per studiare si trovano a casa loro.

Qui entra in scena PSA che ha anche l’obiettivo di “fare incontrare l’Africa non più per sentito dire ma tramite vivi testimoni” nell’ottica della trasgressione dei luoghi comuni. Poteva dare a Africa Oggi una mano nel suo esercizio alla gestione dell’incertezza? La risposta è tutt’altro che negativa. Da parte sua PSA, non poteva che rallegrarsi nel trovare sul suo campo d’azione un gruppo che si sforza di capire quello per cui essa si è proposta di essere il testimone/portavoce. Per PSA è stato un incontro con un partner che si trova ad affrontare/gestire le sue stesse incertezze.

Che cosa sono riusciti a combinare insieme queste due associazioni ? Una serata di mutua conoscenza organizzata su modelli interposti.

Dei ragazzi del Marocco che alcuni campisti sono riusciti ad invitare scambiano con uno dei gruppi e insegnano un canto in arabo.

I campisti insegnano loro le danze popolari del nord Italia.

E la delegazione di PSA ? Sparpagliata in diversi gruppi propone di parlare intorno ad un bicchiere di vino, di ballare insieme dopo il duro lavoro della giornata, di cantare e di colloquiare con generi diversi (parabole, detti, proverbi,..) come usano fare in Africa…

Un vero disordine ordinato. Quante filosofie dell’incontro da mettere insieme? PSA e Africa Oggi ce l’hanno fatta perchè un indice di comunicazione dell’umanità, la risata, l’allegria e la consapevolezza (il rendersi conto) hanno pervaso la serata. E abbiamo cantato fino a molto tardi canzoni di Chiesa in Lingala…in attesa del giorno dopo in cui ci saremmo dedicati alla valutazione di quanto realizzato e alla presentazione sommaria di Presenza Studentesca Africana. Tutto era segnato dalla gestione dell’incertezza!