Aggiornamenti dalle Isole Salomone di agosto 2012

Inserito in Testimonianze | giovedì 20 Settembre 2012 | |

Carissimi amici, finalmente mi faccio viva!

Questa volta sono proprio imperdonabile, ma essendo stata in Italia quest’ultimo inverno ed avendo raccontato a voce storie a destra e a manca, sono rimasta a corto.

Ora però cominciamo con le nuove. Devo tornare indietro fino a Pasqua, quando col parroco e alcuni ragazzi siamo andate a celebrare la S. Messa di Risurrezione in uno dei villaggi della parrocchia, tra i più lontani. Per raggiungerlo si arriva fino a metà strada con la macchina e poi si deve procedere a piedi attraversando varie volte il fiume che scorre a grandi volute nella pianura, saltellando su pietre appositamente sistemate nell’acqua. E’ un percorso affascinante, nella foresta tropicale, con rampicanti che letteralmente strangolano interi alberi e li ricoprono formando figure di giganti, di castelli, di torri e mostri. Non abbiamo molti animali qui sulle isole ed anche la varietà di uccelli è abbastanza limitata, ma la vegetazione fa la sua parte con fiori tropicali selvatici che risaltano sfavillanti nel verde smeraldo delle foreste.

Al villaggio ci aspettavano con 20 bambini da battezzare…..non c’era stata la veglia di Pasqua e quindi il Battesimo l’avremmo celebrato alla S. Messa della domenica.
Giusto all’ultima attraversata del fiume, il parroco scivola su una pietra e cade in pieno nell’acqua. Per fortuna lo zaino con i paramenti, le ostie e il kit da viaggio per la Messa li portava uno dei ragazzi! Ad ogni modo il sacerdote ha dovuto celebrare grondante perchè non aveva ovviamente pensato di portarsi un cambio,..così al momento del battesimo era più battezzato lui dei bambini!

Il Venerdì Santo invece c’è stata la recita della Via Crucis in parrocchia. Come già sapete, la nostra parrocchia si trova sulla spiaggia, non solo, ma è una spiaggia speciale: durante la seconda guerra mondiale proprio su questa spiaggia c’è stato lo sbarco degli americani che venivano a cacciare i giapponesi, ma i giapponesi li aspettavano ed è avvenuta una strage da entrambe le parti. Ecco perchè la zona si chiama Red Beach (spiaggia rossa), per il sangue versato nella battaglia. Per questo motivo delle volte pullman di turisti giapponesi vengono a visitare il luogo dove magari qualche loro parente ha perso la vita. Capita così che in piena celebrazione Eucaristica ci ritroviamo gruppi di giapponesi che entrano ed escono dalla chiesa facendo fotografie (!!!).
E proprio il Venerdì Santo, mentre gli attori stavano flagellando Gesù, legato ad un albero, con tanto di flagelli imbevuti nella tinta rossa per fare più effetto, sono passati ben tre pullman di giapponesi, tutti in divisa bianca della marina militare. Gli autisti stavano procedendo verso il punto di sosta, ma i passeggeri hanno gridato di fermarsi e tutti a prendere foto!

Dovete sapere che in questa parte del mondo, specialmente nell’Asia dell’Est, non è scontato che tutti sappiano chi è Gesù e cosa gli è successo. Più di una volta, passando per la China Town di Honiara, mi sono trovata a spiegare che cos’è quel simbolo che porto appeso al collo.

Potete immaginare che cosa avranno pensato quei militari nel vedere una scena del genere, con gente che assisteva tranquillamente seduta sul prato.
Anche perchè, sempre in questa parte del mondo, le Isole Salomone non hanno una buona reputazione…..sono piene di cannibali e di ladri,..si dice!

Ma questo giudizio è stato abbondantemente sfatato proprio quest’ultimo mese di luglio. Infatti le prime due settimane del mese le Isole Salomone hanno ospitato il “Pacific Art festival”.
Ventiquattro delegazioni provenienti da altrettante Nazioni del Pacifico sono convenute con artisti e prodotti dell’artigianato nazionale, danzatori e costumi, per un generale scambio di culture.

Sono state due settimane fantastiche. Le scuole erano chiuse per le vacanze ed i giovani passavano tutta la giornata all’ “Art Festival Village” (appositamente costruito con capanne di vario stile, statue e decorazioni svariate. Per l’occasione è stato creato anche un laghetto artificiale con anatre vere e palcoscenico nel centro), assistendo a danze, canti, recite, sfilate o guardando gli intagliatori di legno che creavano totem altissimi e canoe decoratissime. Stoffe venivano colorate e decorate a mano nel tipico stile polinesiano. C’era anche lo stand del tatuaggio tradizionale samoano, fatto con gli strumenti manuali, non elettrici! C’era la possibilità di assaggiare piatti tradizionali e ogni sera si chiudeva la giornata con i fuochi d’artificio.
Potete immaginare i bambini, non c’era verso di tornare a casa se non dopo lo spettacolo finale. Ebbene…..nonostante la cattiva fama degli autoctoni, tutto è andato così bene che tutte le delegazioni non finivano di ringraziare, lodare e apprezzare i solomonesi, così accoglienti, pronti ad aiutare e sempre sorridenti. Non solo, ma i gruppi artistici che si susseguivano sul palcoscenico trovavano il pubblico sempre così numeroso ed entusiasta nel sostenere le varie performance che non volevano mai finire e andavano sempre fuori tempo massimo nelle loro danze.

Per la nostra gente è stata un’occasione unica: essendo geograficamente lontani gli uni gli altri e non avendo la possibilità di viaggiare, è stata una full immersion nel mondo!

La domenica dopo la chiusura del festival, i nostri ragazzi della parrocchia ci hanno detto, tristi, che ora non sapevano più cosa fare, abituati per due settimane a vivere e divertirsi nell’Art Festival Village tutto il giorno.
E per mantenere vive le emozioni del festival, giusto la settimana dopo abbiamo avuto…..un super terremoto megagalattico!!! Prima volta che ne sperimento uno così. Già sapete che le isole del Pacifico non sono tranquille ed ogni tanto dobbiamo correre fuori casa a causa di tremori e “tremare” per gli allarmi tsunami, ma il terremoto di mercoledì 25 li ha battuti tutti!
Era ormai sera inoltrata, le ragazze erano già a letto e noi suore eravamo affaccendate nelle ultime cose della giornata quando tutto ha cominciato a muoversi. Sembrava che il mondo fosse diventato di gomma. Cose che normalmente sono rigide, come per esempio la ringhiera della scala, oscillavano e si piegavano flessibili come fuscelli. Si sentiva il rumore di oggetti che cadevano e la terra slittava sotto i piedi tanto che sembrava di camminare sul ponte di una nave agitata dalla burrasca. Le ragazze sono scese in ordine in cortile e stavano tutte vicine le une alle altre, silenziose. Giusto il tempo di arrivare anche noi che tutte le luci si sono spente. Cade il buio più totale ed ancora stavamo “roteando” con la terra. Sembrava di essere in un film apocalittico.

La nostra paura era appunto lo tsunami. Io ho chiamato i ragazzi che sono nel nostro casolare in fondo al compound dicendo loro di accendere la torcia grande che hanno in dotazione (a volte fanno la ronda di notte per controllare che tutto sia tranquillo), così abbiamo avuto un po’ di luce. La terra si era ormai fermata e subito siamo corse a prendere le chiavi della macchina,..non per scappare, ma per avere notizie dalla radio…..solo musica,..forse erano già scappati tutti!
Nel frattempo intrattenevamo le ragazze con qualche preghiera e qualche storiella ed allungavamo gli orecchi per sentire se nella base militare che è situata in fondo alla nostra strada, proprio sulla spiaggia, c’era qualche movimento strano. Tutto tranquillo,..allora stavamo tranquille anche noi.
Abbiamo dovuto aspettare una buona mezz’ora prima di avere qualche segnale dal mondo…..e riavere la corrente elettrica. Il terremoto era stato di 6.6 gradi della Scala Richter, sulla terra ferma a sud dell’Isola e non c’era nessun allarme tsunami. MENOMALE! Dopo un altro giro di preghiere di ringraziamento, siamo andati tutti a dormire,..anche per questa volta ci è andata bene!

Non è andata bene invece ad alcuni parrocchiani di una delle isole del Nord Ovest delle Solomons. In motoscafo dieci di loro, compreso il parroco, erano partiti per tornare a casa dal capoluogo di provincia e sono stati colti da un’improvvisa tempesta. La barca si è subito riempita d’acqua e si è rovesciata lasciando tutti i passeggeri immersi ed aggrappati al relitto per due giorni! Due di loro si sono azzardati a raggiungere la riva di un’isola che si intravvedeva lontana all’orizzonte per chiedere soccorso, ma solo uno è riuscito ad arrivare, dopo una notte e un giorno di nuoto.
Quando la pattuglia è arrivata sul luogo del naufragio, ha trovato solo quattro superstiti. Due dei tre bambini che erano a bordo si erano persi ed anche un giovane professore della scuola tecnica dell’isola, ritrovato poi morto su una spiaggia prossima al naufragio.
Da noi non è nuova una notizia del genere.

Il mare è la più importante via di comunicazione nel nostro Continente e le distanze sono grandi. Ogni volta che ci si mette in viaggio, bisogna proprio affidarsi al Signore ed essere consapevoli di quanto le nostre vite siano fragili e quindi importanti, di quanto sia prezioso anche un solo giorno, vissuto a pieno, valorizzando anche le piccole cose ed i gesti quotidiani. In questo modo nulla andrà mai perduto e nulla sarà mai tanto difficile e duro da affrontare, perchè parte del nostro cammino di crescita in umanità e in santità.

Buone vacanze a tutti e a risentirci alla prossima.
Sr Anna Maria.