Le feste alle Isole Salomone: nuovi diari da suor Anna Maria Gervasoni
Carissimi amici,.buon anno! Mi ci è voluto un po’ prima di organizzarmi e scrivervi ancora, ma alla fine ce l’ho fatta.
Ci sono tante cose da raccontare. Prima di tutto abbiamo dato il via alla casa per le ragazze. Ormai è un progetto sperimentato. Per cinque mesi sono state ospiti da noi 25 ragazze, giorno e notte, che ci riempivano la casa e la vita con la loro spensieratezza, allegria, pianti e fatiche. E’ interessante avere un contatto così ravvicinato con loro, perchè hanno più tempo e confidenza per poter raccontare le loro storie, le gioie e le delusioni. Abbiamo potuto instaurare relazioni che fin’ora erano piuttosto superficiali, incontrandole solo nelle ore di scuola e durante le lezioni. Abbiamo per esempio scoperto che il loro servizio a casa, come sorelle maggiori o comunque come aiuto alla mamma, è vissuto male, forzatamente e quasi con risentimento. Non c’è dedizione per i fratelli perchè loro hanno il privilegio di non fare niente e di occuparsi completamente dello studio (quando ne hanno voglia!), mentre le ragazze non hanno la libertà di dedicarsi ai compiti scolastici finchè non hanno finito tutti i lavori domestici, il più delle volte mai perchè si devono occupare anche dei fratellini più piccoli, metterli a letto e stare con loro se piangono o fanno i capricci. Questo lo abbiamo scoperto perchè i primi giorni qui al dormitorio facevamo fatica ad organizzare il menage domestico: nessuna si offriva volontaria per i lavori di casa ed anche quando erano assegnati, venivano fatti in malomodo. Noi davamo per scontato che sapessero organizzarsi nel gestire la casa e quindi non capivamo il perchè di un tale atteggiamento. Scava e scava è venuta fuori questa rabbia di fondo, questo rifiuto interiore, e abbiamo dovuto lavorare ben bene per poterlo “addomesticare”, per dare un aspetto nuovo al servizio qui nella loro casa. Devo dire che non abbiamo faticato tanto poichè tutte provavano gli stessi sentimenti, è un’esperienza comune, quindi il prestare servizio per aiutarsi e creare un ambiente sano e luminoso per il bene comune è stato accolto con uno spirito nuovo ed ha dato vita ad una bella esperienza vissuta insieme per il resto dell’anno scolastico.
Alla fine di gennaio si aprirà il nuovo anno scolastico e ripartiremo con un altro gruppo: per alcune sarà il secondo anno, ma per la maggior parte sarà la prima esperienza, quindi anche noi avremo nuove figlie da amare e con cui crescere insieme.
Una nota di colore: una delle attività del dormitorio è il “gardening”, cioè coltivare l’orto. Il nostro compound è abbastanza grande da poter ospitare varie coltivazioni e ad ogni stanza del dormitorio abbiamo assegnato un piccolo orto da far fruttare coi prodotti che meglio crede. In questo modo non solo le ragazze hanno un’attività (in cui tra l’altro sono espertissime, essendo il lavoro tipico della donna nei villaggi), ma i prodotti aiutano a variare il menù quotidiano. Qui da noi non c’è inverno, per cui gli orti producono sempre, senza sosta. E’ successo che alla fine dell’anno scolastico, a dicembre, le ragazze sono andate a casa per le vacanze estive e noi ci siamo ritrovate con orti che traboccavano di verdure e vegetali, tanto che abbiamo cominciato a sfamare gli amici ed i vicini per non essere sommerse da uno tsunami vegetale!!! Un altr’anno ci organizzeremo meglio ed andremo al mercato a vendere!
A proposito di vacanze natalizie. Come già sapete, ora per noi è vacanza estiva ed in occasione delle feste di Natale Honiara si spopola poichè tutti, proprio tutti, tornano nelle loro isole e nei loro villaggi per festeggiare. E’ quindi il tempo dei furti nelle case, ma il rapporto della polizia quest’anno ha reso noto che il numero dei furti è diminuito incredibilmente, anche quello degli interventi sulla piccola criminalità giornaliera è il più basso degli ultimi dieci anni. No, non è perchè anche i ladri sono andati in vacanza, ma per l’influenza!

E’ successo che all’inizio di dicembre in Honiara si sono verificati alcuni casi di influenza (inspiegabili, perchè siamo fuori stagione) che si sono diffusi piuttosto in fretta tra la popolazione cittadina. Subito dopo c’è stato lo spopolamento per le vacanze di Natale ed i “portatori” hanno diffuso il virus in tutti gli angoli del Paese, ma proprio tutti gli angoli, fino all’isola più lontana ed irraggiungibile. A Natale il giornale era un bollettino di guerra: interi villaggi allettati, cliniche che traboccavano di malati, medicine che scarseggiavano, celebrazioni e festeggiamenti rimandati perchè nessuno era in grado di muoversi dal giaciglio… ed anche i criminali erano KO, ecco perchè tutto era tranquillo…nemmeno gli allegri cori degli ubriachi rompevano il silenzio delle notti! La notte di San Silvestro c’erano solo due suore, un po’ matte, che battevano i coperchi della batteria da cucina gridando “Buon Anno” tra gli sguardi attoniti dei loro cani da guardia!
Prima della “strage”, un paio di settimane prima di Natale, mi trovavo davanti alla banca con una suora anziana di un’altra Congregazione ad aspettare che le porte si aprissero. Sapete, qui non ci sono i numerini da prendere per mettersi in fila, chi entra per primo va per primo e di solito è proprio una corsa all’apertura delle porte. C’era un bel gruppo di persone che, come noi, era in attesa della corsa d’entrata, ma le porte non si aprivano, ed era passato l’orario da quindici minuti. Incominciava ad esserci un certo nervosismo, la gente aveva bisogno di incassare per le ultime compere prima di partire. Qualcuno aveva cominciato a bussare malamente alle porte e noi suore temevamo la cosa potesse peggiorare. Seduto vicino a noi c’era un signore tranquillo che sorrideva. Ad un certo punto ci guarda e ci dice: “Sorelle, perchè non cantiamo un canto di Natale?” La suora anziana coglie la palla al balzo e comincia a cantare “Astro del Ciel” (in inglese, ovviamente), seguita da me e da quel signore. In poco tempo anche gli altri in attesa si uniscono al canto, con mille voci e tonalità come solo loro sanno fare. La gente che passava per strada si fermava ad osservare ed ascoltare quello strano coro o si univa a cantare allegramente. Alla fine del primo canto, qualcuno del “coro” ne inizia un altro e poi un altro ed un altro. A un certo punto tutta la strada era un immenso coro natalizio che copriva di gran lunga il rombo dei motori delle macchine che passavano, rendendo l’atmosfera festosa, frizzante, brillante, come le luci del presepe. Il tutto si è spento miseramente all’apertura delle porte della banca, con la corsa agli sportelli! Il vil denaro!
Per Natale in parrocchia, dopo la celebrazione della Santa Messa, magistralmente animata dai cori e dalle danze delle varie frazioni parrocchiali, c’è stata la distribuzione dei doni ai bambini. Non è venuto Babbo Natale, non perchè non sanno chi è, ormai anche nella foresta più impenetrabile queste cose occidentali sono conosciute, ma perchè il parroco ha chiesto alle catechiste di essere loro, che regalano la Buona Notizia ai bambini durante l’anno, le portatrici anche dei doni materiali ai loro bambini. Il parroco aveva preparato per ciascuno un piccolo sacchettino con caramelle e patatine (i cioccolatini non sopravvivono con questo clima, si squagliano inesorabilmente) e le suore avevano preparato…tanti animaletti di peluche! Grazie alle rinunce di alcuni bambini di una scuola australiana, quest’anno ci siamo ritrovate con la casa piena dei loro animaletti di peluche e pensavamo che non avrebbero avuto molto successo in questo paese…ci sbagliavamo! Gli occhi di questi bambini erano così grandi al vedere questi giocattoli che temevamo potessero uscire dalle orbite. Persino i loro genitori anelavano di averne uno!!!
Che dire…le suore hanno sempre successo!
Carissimi, che il nuovo anno possa regalarvi uno sguardo meravigliato di fronte alle piccole cose della giornata, un cuore luminoso e frizzante per cantare la gioia della vita e la capacità di vedere il positivo anche nelle difficoltà quotidiane.
Un saluto e a risentirci alla prossima.
Sr Anna Maria.


