Nuccio e Adriana: le colonne portanti di Africa Oggi

Inserito in Testimonianze | sabato 18 Settembre 2004 | |

A tu per tu coi capi di Africa Oggi

Adriana Avanzi e Nuccio Cacopardo, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di “Africa Oggi”, hanno acconsentito molto gentilmente a concedere un’ intervista sull’ associazione e sulla loro pluridecennale esperienza all’ interno di essa.

Come è nata “Africa Oggi”?

Adriana: principalmente, Africa Oggi è nata dall’ esperienza di Adriano Zanini, attuale presidente onorario, che con alcuni suoi amici si è recato in alcune missioni in Africa agli inizi degli anni ’80. Da questo è iniziato un percorso che ha portato alla formazione di un’ associazione che promuovesse dei “campi di lavoro” appunto in Africa. Agli esordi come associazione, i campi si svolgevano principalmente in Kenya e Tanzania. In seguito ci siamo ampliati verso nuovi Paesi, come Mozambico, Malawi, Madagascar, Zambia… e successivamente anche in America Latina: Brasile, Ecuador…

In quegli anni, eravamo gli unici a livello nazionale a promuovere e attuare questo tipo di esperienza. C’erano persone che venivano dalla Sicilia, da Napoli, dalla Calabria, tutte desiderose di partire. Questo però ha posto alcuni limiti: non potendo venire a tutti gli incontri di formazione, dato appunto che abitavano lontano, alcuni gruppi si sono preparati e formati indipendentemente dall’ associazione, che ha fornito il supporto di base. “Africa Oggi” ha raggiunto l’ apice agli inizi degli anni ’90 quando partirono ben 17 gruppi lo stesso anno alla volta di Paesi africani e dell’ America Latina. Allo stesso tempo, però, il numero eccessivo di partecipanti per ogni campo è stato sintomo di alcuni problemi a livello gestionale del gruppo, e questo ci ha portati alla decisione di non organizzare più gruppi con più di 7/8 partecipanti per campo.

Inizialmente, gli incontri di Africa Oggi si svolgevano presso la sede dei missionari della Consolata, a Torino. In seguito ci siamo spostati presso la casa dei missionari della Consolata a Milano, in via Luchino del Majno, ma poi è venuta in superficie l’ esigenza di cercarci una sede nostra, stabile: non è stato facile. Dopo diverse sperimentazioni ora gli incontri di “Africa Oggi” hanno trovato collocazione stabile presso le sale della parrocchia di San Leonardo Murialdo, a Milano.
E ora, come tanti anni, continuiamo il nostro lavoro.

Voi da quanto tempo vi occupate di “Africa Oggi”?

Adriana: vediamo un po’, io dagli inizi, praticamente, dal 1982.

Nuccio: io dal 1986. C’è stato un periodo che ho lasciato, per cinque anni, poi però sono tornato, e (scherzoso) ho iniziato la scalata verso il potere!!

Quali sono le gratificazioni, le soddisfazioni più grandi che ricevete e che avete ricevuto gestendo “Africa Oggi”?

Nuccio: io ho sempre considerato e considero tuttora “Africa Oggi” come un trampolino di lancio. Dico trampolino di lancio perchè dà l’ opportunità di conoscere uno stile di vita diverso, e di poter in questo modo sperimentare e prendere coscienza che si possa cambiare il nostro; offre la possibilità di uno scambio di cultura, di amicizia, di condivisione del lavoro.

Dopo 25 anni di “Africa Oggi”, è stata una soddisfazione enorme vedere che tra i tanti campisti che abbiamo conosciuto ci sono state vocazioni sacerdotali, oppure altri sono ripartiti per i Paesi appena visitati con alcune ONG, intenzionati a stabilire dei rapporti duraturi e a fare concretamente ancora di più, altri ancora hanno fatto della loro esperienza una professione. Alcuni, per esempio, sono entrati in Amani, organizzazione non governativa pro Kenya, (amani infatti significa pace in lingua swahili) e lavorano tuttora per essa. Ulteriori “campisti”, invece, hanno creato delle “piccole” per così dire, “Africa Oggi”, e promuovono indipendentemente campi di volontariato nel Terzo Mondo.

Adriana: Vorrei aggiungere anche questo: è sempre importante vedere persone che, dopo tre o quattro anni, tornano. Tornano, decise a riprendere i campi. Tornano perchè appunto, il campo è stato importante e lo sentono come un richiamo. Questo per noi è come un “vale la pena”. Vale la pena continuare sempre, con costanza: infatti poi vediamo che la gente torna. Inoltre, il solo dire, di qualcuno: “l’ esperienza mi ha dato qualcosa”. E’ tanto.

Come avete fatto a riuscire a costruire una rete così grande di rapporti e corrispondenza con missionari di tanti Paesi dell’ Africa e dell’ America Latina?

Adriana: il passaparola. E’ stato fondamentale. Il passaparola tra i vari missionari in Africa e in America Latina. Se un gruppo di “Africa Oggi” trovava grande assenso e beneplacito in una missione, il prete missionario faceva il passaparola tra i confratelli che conosceva, in altri Paesi, e questi a loro volta ci hanno contattati. Questo ha creato una grande rete di rapporti.

In tanti anni avrete visto partire molti “campisti” : in generale avete riscontrato giudizi positivi sulle missioni appena trascorse o ci sono stati anche problemi che hanno compromesso la missione?

Adriana: compromettere la missione no, i campi purtroppo sì. Personalmente riteniamo di vitale importanza tre concetti: il gruppo, il padre missionario e la missione. Perchè un campo di lavoro vada bene, devono funzionare tutti e tre. Lo hai visto anche tu, [Chiara] purtroppo a volte ci sono dei campi i cui gruppi hanno avuto diversi problemi, vuoi a livello relazionale, comunicativo, vuoi a livello di aspettative; a volte invece c’è stato anche qualche problema con il missionario; la missione di per sè però in generale non ha mai avuto brutti riscontri.

Che cosa è indispensabile, secondo voi, per la buona riuscita di un campo di missione?

Nuccio: principalmente, adattabilità e disponibilità. In più, un percorso di formazione, che dia la possibilità di iniziare il cammino già prima della missione, che dia l’ opportunità al gruppo di formarsi, di porre le basi per una vita comunitaria attiva e positiva. La presenza di animatori, poi, che aiutino il gruppo nel suo cammino di formazione, e inoltre di ex campisti, cioè persone che hanno già avuto un’ esperienza e che possano quindi offrire un ulteriore supporto al gruppo.

Un consiglio che vi sentite di dare ad ogni campista che parte?

Adriana: io consiglio di vivere l’esperienza più serenamente e tranquillamente possibile. Non aspettarti tanto prima perchè poi è più facile andare incontro a delle delusioni. Devi essere aperto a qualsiasi tipo di esperienza che poi trovi laggiù.

Nuccio: sentire l’ esperienza come un corollario di fantasia: colori, persone, suoni, sapori, assorbire tutto quello che vedi, senti, comprendi,